La soluzione non è rimpiangere l’Hi-Fi degli anni ’70

Articolo di Giulio Curiel del 15/01/2014 da http://www.suoniestrumenti.it
<…> abbiamo visto come l’ascolto degli anni ’70, per molti ancora un modello di comportamento e di consumo, fosse legato ai metodi di produzione e distribuzione della musica, e quindi in ultima analisi alla tecnologia. Allora la musica veniva fruita con una certa sacralità, mentre oggi è trattata come oggetto di consumo. Questo non va bene, perché ascoltiamo cattiva musica con cattivi impianti. Ma la soluzione non è tornare al modello degli anni ’70.
Il tempo corre, e va in una sola direzione: avanti. Inutile dunque, oltre che sbagliato, inseguire un mondo che non tornerà più. È vero che una ristretta nicchia di giovanissimi ha riscoperto il fascino delvinile, si è attrezzata di giradischi e tutto il resto dell’armamentario, e oggi ascolta musica così. A loro va tutta la mia simpatia, visto che nel mio salotto troneggia un Technics SL-1200 mkII con cui ogni tanto ascolto un vinile riemerso dalla mia collezione vintage o razziato a quelle degli amici che non hanno più spazio dove metterli. Ma non possiamo aspettarci che i consumatori tornino in massa al disco nero, visto che la maggior parte di essi fruisce della musica attraverso il computer, i cellulari, i lettori portatili e altri dispositivi di derivazione informatica.
No, la soluzione non è guardare indietro, ma cominciare a far incontrare Hi-Fi e informatica. Per esempio promuovendo campagne di sensibilizzazione sulla cattiva qualità audio dei formati compressi lossy come MP3 e AAC, e spingendo affinché i formati lossless conquistino sempre maggiori quote di mercato (il lossy resterà sempre nella distribuzione generalista). E poi spiegando che sentire meglio si può, e spesso a costi molto abbordabili. Le aziende del mercato Hi-Fi l’hanno capito, anche perché non hanno alcuna intenzione di restare “intrappolate” nel mercato costituito dagli ex-giovani degli anni ’70/’80, quei cinquantenni che oggi sembrano gli unici disposti a investire nell’acquisto di un impianto tradizionale.
Nomi nuovi dell’Hi-Fi si stanno affermando in continuazione in questi anni, ma i nomi storici hanno imparato quasi tutti la lezione e si stanno convertendo in massa alla musica liquida, al ménage à trois tra computer, audio e video, se non altro inserendo prese per iPod, HDMI e assimilati sui loro ampli Hi-Fi, mettendo il microfono per iPhone sul cavo delle loro cuffie da centinaia di Euro. Molto in realtà resta da fare, ma la strada è tracciata e va percorsa: l’obiettivo non è uno stupido “tornare indietro” sperando che un domani telefonini e soundbar non esistano più come oggetti per ascoltare musica, ma spiegare con le parole, il marketing e il fascino di nuovi prodotti che si può sentire anche meglio di così.
Una fetta crescente di giovani e giovanissimi l’ha capito e gira per le strade delle nostre città indossando grandi cuffione che i più anziani non avrebbero mai fatto uscire dal proprio salotto. Il vero nemico dell’audio di qualità resta invece il pubblico generalista e qualunquista.

 

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